Le carni italiane all’estero hanno il più alto valore aggiunto: nel 2016 valore complessivo dell’export di 2,8 miliardi di euro

«Rispetto ai competitor spagnoli, tedeschi o Usa, i prodotti italiani sono a più alto valore aggiunto: costano oltre 8 euro al chilo contro i 5,7 euro iberici. La sfida è conquistare più tavole nel Regno Unito, il mercato più dinamico». È quanto afferma un articolo pubblicato da Repubblica e che fornisce una serie di interessanti dati sull’industria delle carni italiane.

Nel 2016 ogni 100 euro di vendite dell’industria delle carni, 12 sono state realizzate in paesi esteri per un valore complessivo dell’export di 2,8 miliardi di euro (9% del totale alimentare). La progressiva crescita delle vendite estere, che ha fatto segnare un +75% nel corso degli ultimi 10 anni, ha consentito al settore di controbilanciare la contemporanea contrazione dei consumi interni. I consumatori inglesi – sempre secondo la stessa fonte – figurano anche fra i principi destinatari del prodotto italiano (11% del valore dell’export della penisola), ma sono preceduti da quelli tedeschi (21%) e francesi (17%).

Un secondo articolo pubblicato invece sul Sole24Ore spiega che «la componente più dinamica dell’export di carne è quella dei salumi, che con 1,6 miliardi di valore nel 2016 (56% del totale carni) ha quasi raddoppiato il valore (+91%) in dieci anni, con una performance anche nel 2016 (+4,5%). Punto di forza del prodotto made in Italy è la qualità, come dimostra il differenziale di prezzo: con 8,1 €/kg l’Italia stacca nettamente i grandi esportatori spagnoli (5,70 €/kg), tedeschi (4,2 €/kg), statunitensi (3,5 €/kg) e polacchi (3 €/kg), sebbene li segua a distanza sul fronte delle quantità».

Un’indagine svolta da Agrifood Monitor su un campione di 800 responsabili di acquisto del Regno Unito ha accertato che circa l’87% di loro li ha acquistati almeno in una occasione negli ultimi 12 mesi ed in particolare il 57% più volte nel corso di una settimana.